L'Occhio e I Colori
1. Gli occhi osservano e il cervello rielabora le immagini. Ma la realtà non è come ci appare, è l'arte dell'illusione ottica a farla apparire reale.  


Le finestre sul mondo
2. Fu il filosofo Aristotele il primo a classificare come "cinque sensi" le percezioni di occhi, orecchie, naso, lingua e cute. Sono queste le "finestre" che utilizziamo, senza farci caso, per raccogliere informazioni dal mondo esterno   



L'Arte dell'illusione ottica

3. In arte, la prospettiva si basa su leggi elementari dell'ottica che se applicate, ricreano su una superficie bidimensionale, la profondità dello spazio reale. Dunque anche la prospettiva, non è altro che un'illusione ottica, scoperta in tempi relativamente recenti. Le leggi della prospettiva furono per la prima volta descritte con precisione in Italia, nel 1.400.
Vero è che tra il XIV e il XV secolo, alcuni artisti erano arrivati a sviluppare una coscienza intuitiva della prospettiva; ma fu l'architetto fiorentino Filippo Brunelleschi che intorno al 1418, mise a punto le leggi della prospettiva lineare centrica, per mezzo della quale, le linee di fuga convergono verso un unico punto centrale. L'illusione ottica è dunque un mezzo necessario per meglio rappresentare la realtà e in questo caso è un fattore positivo. Tuttavia, in alcuni casi, l'illusione ottica, può determinare la visione di immagini che non rappresentano assolutamente la realtà.
La macchina della visione
4. Proviamo a guardarci intorno: si tratta di un'esperienza tanto comune, che solo raramente ci soffermiamo sulle operazioni che si attivano nel nostro corpo e nella nostra mente. Eppure, grazie agli occhi riusciamo a capire la complessità del mondo: riconosciamo gli oggetti familiari, da qualunque parte ci vengano mostrati (una sedia resta tale anche se capovolta), sappiamo riconoscere un oggetto o un volto visto solo in fotografia, dare la necessaria profondità a un'immagine riprodotta su carta, e così via. Anticamente, si riteneva che la luce fosse fatta di particelle emesse dagli oggetti luminosi, o forse dallo stesso occhio. Oggi sappiamo invece che si tratta di un'onda: ai colori della parte visibile dello spettro corrispondono lunghezze d'onda che variano approssimativamente da 380 a 780 nanometri (cioè milionesimi di millimetro). Per capire come funziona un occhio umano, possiamo paragonarlo a un apparecchio che ci è familiare: una macchina fotografica. Cominciamo dalla palpebra, che funziona da "tappo" proteggendo l'occhio e detergendolo con il liquido lacrimale. La pupilla corrisponde al diaframma: si allarga e si restringe, adattandosi a ogni minima variazione di luce. Ci sono poi la cornea e il cristallino, un tessuto trasparente che, come l'obiettivo della macchina fotografica, serve a concentrare la luce, in modo da formare l'immagine, capovolta, sul fondo dell'occhio. Ossia sulla retina, la "pellicola" ideata dalla natura, così definita perché somiglia a una rete, e formata da nove strati di cellule. Ma, a differenza di quanto avviene con le macchine fotografiche, il cristallino è una lente deformabile che può mettere a fuoco oggetti da qualsiasi distanza.
Vediamo tutti le stesse cose? E ciò che vediamo corrisponde alla realtà, o siamo ingannati da illusioni ottiche? Sappiamo bene che la nostra percezione è il risultato dei nostri schemi concettuali, linguistici e culturali. Come hanno scoperto gli antropologi, se lo spettro elettromagnetico è uguale per tutti, il modo in cui è stato diviso cambia da paese a paese. Di conseguenza, quello che in una cultura è, per esempio, verde scuro, altrove può essere percepito come una sfumatura di blu. Ma c'è dell'altro: quelli raffigurati qui sotto sono veri e propri inganni percettivi, simili a quelli studiati dai neurofisiologi per approfondire i meccanismi della visione. Una stessa figura può apparirci concava o convessa, un colore più chiaro o più scuro, una linea storta o diritta, a seconda del contesto in cui viene inserita. E una stessa immagine può apparirci diversa se la fissiamo abbastanza a lungo; o, al contrario, possiamo continuare a vedere un'immagine che non c'è più. Il fatto è che il nostro cervello può adattarsi a uno stimolo prolungato, tanto da continuare a riceverne, per un po', informazioni anche quando questo è venuto meno. Quando poi l'immagine che abbiamo davanti non risulta del tutto chiara, il cervello tenta di interpretarla ricorrendo all'esperienza passata: nella realtà questo sistema di solito funziona, ma le cose si complicano quando abbiamo di fronte una figura ambigua - per esempio due facce di profilo, una di fronte all'altra, che possono sembrare anche un vaso - o quando ci vengono deliberatamente date informazioni "sbagliate". E' proprio questo il meccanismo usato dai pittori, che sfruttano la prospettiva oppure il gioco di luci e ombre (lo stesso che ci fa vedere o meno il nocciolo dell'avocado) per riprodurre sulla tela una profondità che in effetti non esiste. Anche il cinema funziona grazie al fatto che "vediamo" una veloce sequenza di immagini come un'unica immagine in movimento. Ma per sperimentare un inganno percettivo di questo genere non c'è neanche bisogno di pagare il biglietto: quante volte, seduti sul nostro treno fermo in stazione, abbiamo pensato di essere finalmente in partenza, per scoprire dopo un attimo che a muoversi era invece il treno accanto al nostro?

Anche i colori possono ingannarci: in genere, tendiamo a vedere i colori più chiari come se fossero più vicini a noi. E due oggetti dello stesso colore possono apparirci diversi se li accostiamo ad altri oggetti colorati, più chiari o più scuri: un inganno che nasce, secondo i fisiologi, dalla non uniformità della struttura cellulare della retina. Ce n'è abbastanza per dubitare dei nostri occhi. O meglio, per imparare a guardare con più attenzione: specialmente quando abbiamo a che fare con un inganno percettivo.
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I Colori

Definizione : La parola colore deriva dal latino: color, coloris. Esso si sviluppa dalla radice del verbo celare e cioè: nascondere; infatti il colore, generalmente, serve per coprire qualcosa.
Per colore si intende la sensazione visiva che si ha quando le onde elettromagnetiche di varia lunghezza riflesse dai corpi colpiscono la retina.
Il colore è comunemente l’apparenza cromatica che si nota osservando gli oggetti alla loro luce naturale; esempio: paesaggio, affresco…
In un significato più concreto il colore indica una sostanza, naturale o artificiale, minerale o organica usata per colorare gli oggetti.

I colori si possono classificare in:
Semplici - Composti
- Complementari

I colori semplici sono formati da una sola radiazione; quelli composti sono dati da più radiazioni e infine quelli complementari sono i colori che, se sovrapposti, danno la luce bianca, un esempio di colori complementari è dato da i sette colori dell’iride.
I colori composti sono dati da una miscela di 2 o più colori primari. In base alla sostanza usata per miscelare i colori, si possono avere colori a olio, a tempera e ad acqua.
Questi tipi di diversi di colori producono effetti nella resa delle forme e della prospettiva.
Noi percepiamo il colore attraverso un comando che il nostro cervello manda all’occhio.
Quando parliamo di colore, automaticamente dobbiamo parlare di luce, perché senza luce non potremmo vedere il colore


Colori primari

Sono solo tre i colori di base dai quali si ottengono, mescolandoli, tutti gli altri; questi tre colori, considerati "assoluti" perchè non si possono ottenere con nessuna mescolanza, sono detti colori primari.

1. colori PRIMARI: ROSSO, BLU, GIALLO, non possono essere generati da altri colori.

2. Diverso è il concetto di Colori primari psicologici introdotto dal fisiologo tedesco Ewald Hering (1834-1918). La teoria di Hering sulla visione del colore postula l'esistenza di tre coppie opponenti di colori: bianco e nero, rosso e verde, giallo e blu. Questo sei colori sono detti primari psicologici. In questo caso il termine primari sta ad indicare i sei colori che stanno alla base di questa particolare teoria.


Colori secondari

1. I colori SECONDARI: ARANCIO, VERDE, VIOLA si ottengono mescolando due primari in parti uguali.


Colori terziari e colori complementari

1. Mischiando due primari in quantità diverse, si ottiene un colore TERZIARIO. Giallo/arancione - rosso/arancione - rosso/viola - giallo/verde - blu/verde - blu/viola si trovano nel cerchio esterno, diviso in dodici parti, e precisamente nello spazio intermedio tra i vertici dei triangoli dei colori primari e secondari.

2. All’interno dei colori primari e secondari, abbiamo tre coppie di colori detti COMPLEMENTARI.

I colori si dicono complementari perchè hanno la caratteristica di esaltare e rafforzare a vicenda la propria luminosità e quindi ogni tinta trova il suo complementare nel colore opposto presente sul cerchio cromatico.
Il complementare del giallo è il viola, che è la somma di magenta e cyano.
Per trovare il colore complementare di una tinta, basta congiungerla con il colore opposto. I complementari dei colori puri formano coppie cromatiche con caratteristiche molto marcate.
Si definiscono complementari due colori che mescolati tra di loro generano il grigio puro. Se si accostano i colori complementari si ottiene un effetto di massimo contrasto: i due colori acquistano forza cromatica rafforzando a vicenda la luminosit? di entrambi.
Se si pone un colore luminoso al centro del suo complementare meno luminoso, l'effetto di contrasto e di complementarit? ? particolarmente evidente.

3. Ogni coppia di complementari è formata da un primario e dal secondario ottenuto dalla mescolanza degli altri due primari. Per sapere qual'è il complementare del colore primario giallo, mischiate gli altri due primari, il rosso e il blu: ottenete il viola che risulta essere il complementare del giallo.

rosso e' complementare del verde (giallo + blu)
blu e' complementare dell'arancio (rosso + giallo)
giallo e' complementare del viola ( blu + rosso)


Colori / Tono, tonalità del colore

1. La proporzione in cui lo spettro dei colori viene riflesso determina il tono del colore. In questo caso possiamo dire che il colore primario è quello che viene riflesso di più e che insieme agli altri colori si determina il tono dello stesso.


Colori / Luminosità

1.La luminosità di un colore è determinata da quanto questo viene riflesso. Più il colore riflesso si avvicina al "bianco", tanto più il colore è luminoso, viceversa tanto più il colore non viene riflesso, tanto più il colore è scuro. Per fare un esempio, basta prendere una fotografia in bianco e nero. Questa viene rappresentata da combinazioni di luminosità.


Colori / Saturazione

1. Un colore si dice puro quando la sua riflessione del colore è predominante. Questo significa che una piccola parte degli altri colori viene riflessa. Se mischiamo un colore saturato con incrementi di grigio con la stessa, la saturazione è più bassa. La luminosità ed il tono rimangono gli stessi.

2. Un colore sarà saturo quando non contiene bianco.


Colori / Temperatura del colore

I colori hanno una "temperatura" e si suddividono in caldi, freddi e neutri in base alle diverse sensazioni che trasmettono, alle immagini e alle situazioni che richiamano alla mente, al centro dei colori caldi abbiamo il giallo arancio e al centro dei colori freddi abbiamo il blu. Sono colori neutri quelli che tendono al nero, al bianco e al grigio.


Colori / Isaac Newton

Il fisico inglese Isaac Newton dimostr?, nel 1672, che la luce, che vediamo bianca, in realtà composta dai sette colori dello spettro solare. Nel suo esperimento Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo. Il raggio si scompose cos? nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco è la somma di quei colori.
Una cosa simile accade nell’arcobaleno: la luce che passa attraverso le piccole gocce d’acqua, sospese nell’aria dopo una pioggia, si scompone nei sette colori dello spettro (con tutte le relative gradazioni intermedie).

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Gli Impressionisti
L'uso del colore e della luce

L'Impressionismo è un movimento che segna una svolta decisiva nella storia della pittura, la sua nascita data intorno all'anno 1861, quando un gruppo di artisti come Bazille, Sisley, Renoir, Monet, Pissarro e Cezane iniziano a frequentarsi per porre le basi di una pittura più libera e meno accademica. Come sempre avviene, il movimento inizia a svilupparsi, poiché molti di questi artisti non vengono accettati ad esporre nei luoghi “ufficiali”, tanto che nel 1863 Napoleone III istituisce il “Salon des Refusés” (Il salone dei Rifiutati). Sarà proprio in questo salone che Manet esporrà il suo “Déjeuner sur l'herbe (colazione sull'erba), quadro che desta grande scandalo sia per il soggetto che per la nuova tecnica di pittura. Per gli impressionisti saranno infatti il colore e la luce la base per rappresentare la realtà percepita attraverso l'occhio dell'artista.

La grande specificità del linguaggio pittorico impressionista sta dunque nell'uso del colore e della luce. Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione: l'occhio umano percepisce inizialmente la luce e i colori, dopo di che, attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale distingue le forme e lo spazio in cui sono collocate. La maggior parte della esperienza pittorica occidentale, tranne alcune eccezioni, si è sempre basata sulla rappresentazione delle forme e dello spazio. Distinguendosi dunque dai precedenti artisti, gli impressionisti, amano dipingere all'aria aperta (plein air) e preferibilmente vicino a specchi d'acqua, ovvero là dove vi è un particolare gioco di riflessi di luce. Sarà tuttavia solo nel 1872 che il movimento assumerà il nome di Impressionismo e esattamente quando il critico Louis Leory, scrive su un celebre giornale satirico un articolo nel quale definisce questo gruppo di pittori "impressionisti", prendendo la parola da un quadro esposto da Monet, che si intitolava “Impression soleil levant”.

Il 1886 è l'anno dell'ottava ed ultima mostra impressionista e da questa data l'impressionismo può già considerarsi una esperienza chiusa, tuttavia, lascia una eredità con cui faranno i conti tutte le esperienze pittoriche successive. Non è dunque azzardato dire che è l'impressionismo ad aprire la storia dell'arte contemporanea. Se il pittore precursore dell'impressionismo è Edouarrd Manet, il pittore più impressionista è certamente stato Claude Monet, ma ovviamente hanno dato un notevole contributo alla corrente impressionista anche artisti come Auguste Renoir, Camille Pissaro, Edgar Degas, Berthe Morisot (unica donna) Alfred Sisley e Paul Cézanne, la cui opera per prima supera l'impressionismo.

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